Dieci giorni che sconvolsero il mondo

Alcune citazioni che per qualche ragione mi sono piaciute dal libro che ho appena finito di leggere, Dieci giorni che sconvolsero il mondo, di John Reed. Il racconto della rivoluzione russa fatto da un giornalista americano. Annus domini 1917.

  1. Parla Trockij (nel 1917, in piena guerra mondiale!!):

    Alla fine di questa guerra, io vedo un’Europa rigenerata non dai diplomatici, ma dal proletariato. La Repubblica federale europea – gli Stati Uniti d’Europa – è ciò che dovremo avere. L’autonomia nazionale non basta più. L’evoluzione economica richiede l’abolizione delle frontiere nazionali. Se l’Europa dovesse rimanere divisa in unità nazionali, l’imperialismo ricomincerà la sua opera. Solo una Repubblica federale europea potrà dare pace al mondo.

  2. Era mezzanotte passata quando Goc assunse la presidenza e Dan (menscevico “di destra”, NdPoomerang) si alzò a parlare in un silenzio teso che mi parve quasi minaccioso.
    <<Le ore che stiamo vivendo sono dipinte con i colori della tragedia>>, disse. << Il nemico (i tedeschi, NdP) è alle porte di Pietrogrado, le forze della democrazia cercano di organizzarsi per resistere, e tuttavia ci aspettiamo un bagno di sangue nelle strade della capitale; la carestia minaccia di distruggere non solo il nostro governo omogeneo ma la rivoluzione stessa…
    << Le masse sono nauseate ed esauste. Si disinteressano della rivoluzione. Se i bolscevichi volessero prendere una qualche iniziativa, sarebbe la fine della rivoluzione…>>
    (Grida: E’ una menzogna!) <<I controrivoluzionari attendono insieme ai bolscevichi di dare l’avvio a tumulti e massacri… Se vi dovesse essere un colpo di forza non vi sarà Assemblea costituente… (Grida: Menzogna! Vergogna!)
    <<[…] Tutto il potere ai soviet – questo significa morte! I ladri e rapinatori attendono solo il momento per darsi agli incendi e ai saccheggi… quando si diffondono slogan come: “Penetrate nelle case, portate via le scarpe e i vestiti dei borghesi…” >> (Tumulto. Grida: Non ci sono slogan così! Menzogna, menzogna!) <<Be’, magari comincerà diversamente, ma finirà in questo modo!
    <<[…]Il CIK difenderà la rivoluzione con il proprio corpo…>> (Grida: E’ un cadavere da molto tempo!)
    […]
    <<Ora, per quanto riguarda la nostra politica di pace…>> (Risate)

  3. Giovedì 8 novembre. Il giorno si levò su una città eccitatissima e confusa, su un’intera nazione che si sollevava tra lunghe folate di tempesta. In superficie tutto era tranquillo; centinaia di migliaia di persone si erano ritirate in casa ad un’ora prudente, si erano alzate presto ed erano andate a lavorare. A Pietrogrado i tram funzionavano, negozi e ristoranti erano aperti, nei teatri le recite proseguivano, si annunciava una mostra di pittura… La complessa routine della vita di ogni giorno, monotona e regolare anche in tempo di guerra, procedeva come al solito. Nulla è tanto stupefacente quanto la vitalità dell’organismo sociale, di come continui a nutrirsi, a vestirsi, a divertirsi nel pieno delle peggiori calamità..

  4. Descrizione di Lenin, un leader pre-mediatico.

    Erano le otto e quaranta quando una tempesta d’applausi annunciò l’ingresso del presidium, con Lenin, il grande Lenin. Piccolo e tarchiato, con una grossa testa calva direttamente attaccata alle spalle, gli occhi piccoli, il naso camuso, la bocca larga e generosa e il mento pesante. Era completamente rasato ma la sua famosa barba stava ricominciando a crescere. Indossava degli abiti consunti, i calzoni erano troppo lunghi. Nient’affatto adatto per essere l’idolo della folla, fu amato e venerato come pochi capi nella storia lo sono stati. Uno strano capo popolare, capo per le sue sole doti intellettuali. Incolore, privo di umorismo, intransigente e distaccato, senza idiosincrasie pittoresche – ma dotato della capacità di spiegare idee profonde in termini semplici, di analizzare le situazioni concrete. Il tutto combinato con l’acutezza e con una grandissima audacia intellettuale.

  5. Il Governo Provvisorio allo sbando, completamente impotente, l’indomani dell’insurrezione.

    Verso mezzanotte un colonnello con una compagnia di junker arrivò al circolo “I liberi pensatori” con un mandato d’arresto per l’editore del <<Rabocij put’>>. Immediatamente, all’esterno, si raccolse una folla enorme minacciando di linciare gli junker. Al che il colonnello implorò che arrestassero lui e gli junker e li portassero alla Fortezza di Pietro e Paolo per sicurezza. La sua richiesta venne accolta.


    Avvenimenti del 7 novembre (25 ottobre nel calendario russo)

    Dalle 4 del mattino fino all’alba, Kerenskij rimase presso la sede dello Stato Maggiore a Pietrogrado, inviando ordini ai cosacchi e agli junker delle scuole allievi ufficiali di Pietrogrado e dintorni. Tutti risposero di non essere in grado di muoversi.
    Il colonnello Polkovnikov, comandante della piazza, correva avanti e indietro dal quartier generale al Palazzo d’Inverno, evidentemente privo di piani. Kerenskij ordinò di aprire i ponti girevoli. Passarono tre ore senza che nessuno eseguisse l’ordine, poi un ufficiale e cinque uomini, di loro iniziativa, si recarono al ponte Nikolaevskij dove misero in fuga un picchetto di guardie rosse e aprirono il ponte. Non appena se ne furono andati, però, alcuni marinai lo richiusero.
    Kerenskij ordinò di occupare la tipografia del <<Rabocij put’>>. All’ufficiale incaricato di eseguire l’ordine fu promessa una squadra di soldati; due ore dopo gli vennero promessi alcuni junker; infine l’ordine venne dimenticato.
    Venne fatto un tentativo di riprendere la sede delle poste e i telegrafi. Furono sparati alcuni colpi, poi le truppe governative annunciarono di non voler più opporsi ai soviet.
    A una delegazione di junker, Kerenskij disse: <<Come capo del Governo Provvisorio e come comandante supremo, io non so nulla. Non posso darvi consigli; ma come vecchio rivoluzionario chiedo a voi, giovani rivoluzionari, di rimanere al vostro posto e di difendere le conquiste della rivoluzione.>>

  6. Istruzione (dal primo atto del Consiglio dei commissari del popolo a riguardo)

    Una vera democrazia però non può limitarsi a sconfiggere l’analfabetismo, né arrestarsi una volta raggiunta l’istruzione elementare per tutti. Essa deve porsi il compito di organizzare scuole uniformate, di vari livelli, laiche. […] il passaggio naturale attraverso i vari livelli scolastici, fino all’università – l’ascesa al massimo livello – deve dipendere esclusivamente dall’attitudine dell’allievo e non dalle possibilità economiche della famiglia.
    […] I lavoratori […]devono però ricordare che l’istruzione è lo strumento più importante che essi hanno nella lotta per un migliore avvenire e per il loro sviluppo intellettuale. Anche se nel bilancio dello Stato altre voci potranno venire ridotte, le spese per l’istruzione dovranno mantenersi elevate. Un grosso bilancio della pubblica istruzione è l’orgoglio e la gloria di una nazione.

Amarok e l’auto-tag: i miracoli avvengono!

Sembra esagerato sentirsi gioiosi e contenti per una cavolo di stupida feature in un software (e sinceramente, pare anche un po’ patetico), ma per un fanatico del tagging della musica come me e per un programma che si dice completo come Amarok la notizia è sicuramente da festeggiare.

Apprendiamo dal Last week in Amarok che è stato introdotto finalmente il comodo tasto "Prendi i tag da MusicBrainz": basta ore a cercare di dare un ordine alla collezione multimediale, seguite dalla disperazione di avere un programma extra-potente ma a cui è preferibile il sistema "Naviga nella cartella Musica e usa VLC".

Degno di nota, veramente. Grazie. Attendo speranzoso la prossima release di Amarok.

Intanto, in una galassia lontana…

Ho silenziosamente rimosso LVM e tutta la Debian che conteneva..le necessità di tempo mi hanno suggerito, per ora, di installare Kubuntu, ma ho già lo spazio riservato per la mamma, don’t be afraid my friends! 🙂

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